mercoledì 13 novembre 2013

DOMENICA 17 NOVEMBRE - CHI POSSIEDE CHI?: Emanuelle e Francoise (Ita/1975) / Femina Ridens (Ita/1969)

MANUAL DRILL
presenta

Film insoliti, sotterranei, espliciti, diretti, dimenticati, sotto il segno di AT THE MOVIES

Domenica 17 Novembre @ Muscle Sound

CHI POSSIEDE CHI?
Posseduti dal bisogno di possedere


Ore 18:00
EMANUELLE E FRANCOISE 
di Joe D’Amato 
(Ita/1975/col/96 min)


Ore 20:45
FEMINA RIDENS 
di Piero Schivazappa 
(Ita/1969/col/88 min)



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AT THE MOVIES
@ Muscle Sound, - Via Roma 60, Senna Coamsco (Co) - 
(Il posto si trova al primo piano, sopra gli uffici della GLS)

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Ingresso gratuito con tessera Muscle Sound obbligatoria (a soli 5€, valida per un anno)
E visto che non ci facciamo mancare niente, birre artigianali a go-go.
Per chi vuol fermarsi a vedere entrambe i film, ci sarà la possibilità di ordinare buon cibo a prezzi modici.

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QUI trovate la programmazione dei film previsti per il mese di Novembre

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EMANUELLE E FRANCOISE 
(Ita/1975)
Regia: Joe D'Amato
Con: George Eastman, Rosemarie Lindt, Annie Carol Edel, Patrizia Gori, Maria Rosaria Riuzzi, Massimo Vanni, Eolo Capritti, Giorgio Fieri


Coinvolgente e brutale opera di Massaccesi di una finezza (in fotografia e nelle musiche) e di una cattiveria come poi difficilmente il nostro Aristide esprimerà altrove, almeno in contemporanea. Forse il suo migliore lavoro. Storia vuole che D'Amato e Mattei dovessero importare dalla Grecia un erotico spintissimo (che poi sarebbe Kafti ekdikisis, 1969), pellicola che probabilmente avrebbe subito il blocco dalla censura e decisero di rifare il tutto con questo Emanuelle e Françoise - Le Sorelline che al primo nome si priva di una "m" per evitare beghe con Emmanuelle del 1974. Una prima parte drammatica resa ancor più drammatica da una raffica di bellissimi temi musicali composti da Gianni Marchetti degni del migliore '70, con una splendida piccola Gori assoggettata all'ombra del gigante zazzerone di Eastman, qui più scolpito del solito. Lui la fa prostituire, dice cazzate tipo che la ama e quindi la deve lasciare, la sodomizza davanti agli amici e cose così. Lei piange ma lo ama, perché ragiona male.
La prima parte mostra qualche nudo, ci sono ottime musiche ma non sembra andare molto avanti. Poi Massaccesi e Mattei si scatenano e danno vita ad un revenge-movie da paura, con la sorellina Emanuelle che la fa pagare pesantissimamente al maschione. Emanuelle e Françoise si trasforma in un vero e proprio pezzo di cinema di orrore, un orrore sorprendente fatto di delirio, sesso e violenza. Da non perdere assolutamente le scene cannibaliche, coprofagiche e d'isteria di gruppo. C'è anche il tempo per una citazione da Edgar Allan Poe, per riflessioni femministe, per uno stupro con bottiglino da mezzo litro di champagne, per un filmetto finto vintage e per un threesome tutto femminile. Un film che non lesina in cattivo gusto e in exploitation ma che sa farsi ricordare anche per una finezza nella realizzazione che non sempre, gli anni seguenti, Joe D'Amato seppe replicare. Imperdibile per chi ama i piatti forti del nostro cinema di genere. Cose così non se ne fanno più.



FEMINA RIDENS 
(Ita/1969)
Regia: Piero Schivazappa
Con: Philippe Leroy, Dagmar Lassander, Lorenza Guerrieri, Varo Soleri, Maria Cumani Quasimodo, Mirella Pamphili



Nel terrore dell'atto sessuale, indotto da un trauma infantile, il direttore di un istituto filantropico si è fatto seviziatore periodico (una volta alla settimana) di donne a pagamento. Ripete occasionalmente gli esercizi sadici sulla segretaria. Mal gliene incoglie.
Sequestrato, assolto in appello, ridistribuito, il secondo lungometraggio del parmense Piero Schivazappa, che veniva dall’enorme successo dello sceneggiato televisivo L’Odissea, è un’opera apolide e camaleontica, che spazia da esercitazioni di sadismo teorico e pratico a pamphlet su sessismo e misoginia e fantasie gotico-agresti, un insolito apologo di ironica eleganza. Femina Ridens parte da un soggetto molto interessante e si sviluppa con una messinscena estremamente affascinante, con il design psichedelico ispirato alle illustrazioni di Claude Joubert, agli scritti di Henry Miller, alle sculture di Niki de Saint Phalle e ai dipinti di Giuseppe Capogrossi a fare da giusto contorno a una storia incentrata sui ruoli dei due sessi nella società moderna, un discorso che ancora oggi è perfettamente attuale e tutt’altro che concluso. 
Il regista studia con attenzione le singole inquadrature, creando una solida struttura visiva piena di simbolismi e significati, supportato da un montaggio crudo ed affilato. 
Schivazappa, Levi e Zaccariello fanno forse un ragionamento troppo avanti per i loro tempi, ma lo fanno con convinzione e attenzione, passando anche attraverso alcuni monologhi davvero ben scritti e sottolineando il tutto con le belle musiche di Stelvio Cipriani. Un film che colpisce e fa pensare. Ancora oggi.

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