martedì 23 dicembre 2014

DOMENICA 28 DICEMBRE - FEMALE TROUBLE di John Waters @ Muscle Sound



Film insoliti, sotterranei, espliciti, diretti, dimenticati, sotto il segno di AT THE MOVIES

Domenica 28 Dicembre @ Muscle Sound

Ore 18:30 Aperitivo
Ore 20:00 Inizio Proiezione


FEMALE TROUBLE
di John Waters
(USA/1974/Col/92')
Edizione in lingua originale con sottotitoli


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AT THE MOVIES
@ Muscle Sound, - Via Roma 60, Senna Coamsco (Co) - 
(Il posto si trova al primo piano, sopra gli uffici della GLS)
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Ingresso gratuito con tessera Muscle Sound obbligatoria (a soli 5€, valida per un anno)

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FEMALE TROUBLE
(USA/1974/Col/92')
Regia: John Waters
Sceneggiatura: John Waters
Interpreti: Divine, Mary Vivian Pearce, Mink Stole, Edith Massey, Cookie Mueller, Susan Walsh, Michael Potter
Musiche: John Waters, Bob Harvey


Dawn Davenport (Divine), ragazza scappata dai genitori il giorno di Natale (buttando addosso alla madre l’albero impallinato) e datasi alla malavita per poter tirare a campare. Tra furtarelli e numerose vendite del suo enorme corpo, Dawn sarà anche violentata da un ubriacone violento e lurido (sempre lo stesso Divine nei panni dello sciatto Earl). Finita in uno strano giro dove la violenza diventa una vera e propria forma d’arte, lei ne è la musa ispiratrice.
Come sempre l’esile trama è solo il pretesto per aprire a Waters le porte di un mondo surreal-porno-kitsch dove far vivere i suoi personaggi contenitori di ogni tipo d’eccesso. Qui la vita criminale diventa quasi un percorso artistico coronabile solo con un riconoscimento per una vita concessa totalmente al crimine (una sorta di Oscar alla carriera). Costellato come sempre da scene culto al limite dell’accettabile (e spesso questo limite Waters lo supera con la sua straordinaria ironia), “Female trouble” contiene addirittura la prima (e sinora ultima) scena di auto-violenza sessuale.

(Recensione tratta da: pellicolascaduta.it) 

lunedì 15 dicembre 2014

DOMENICA 21 DICEMBRE - TOKYO GODFATHERS di Satoshi Kon @ Muscle Sound



Film insoliti, sotterranei, espliciti, diretti, dimenticati, sotto il segno di AT THE MOVIES

Domenica 14 Dicembre @ Muscle Sound

Ore 18:30 Aperitivo
Ore 20:00 Inizio Proiezione


TOKYO GODFATHERS
di Satoshi Kon
(Jap/2003/Col/92')
Edizione in lingua originale con sottotitoli


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AT THE MOVIES
@ Muscle Sound, - Via Roma 60, Senna Coamsco (Co) - 
(Il posto si trova al primo piano, sopra gli uffici della GLS)
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TOKYO GODFATHERS
(Jap/2003/Col/92')
Regia: Satoshi Kon
Sceneggiatura: Satoshi Kon, Keiko Nobumoto
Musiche: Keiichi Suzuki


Tokyo Godfathers' è una favola divertente intrisa di speranza. Ispirandosi al western di John Ford “In nome di Dio” (“Three Godfathers” del 1948) tratto dall’omonimo romanzo di Peter B. Kyne, Satoshi Kon costruisce un film dove miscela con maestria la parabola del natale con vari risvolti umoristici che ne alleggeriscono il simbolismo religioso. Tre barboni, il sedicente ex ciclista alcolizzato Gin, il travestito in cerca di maternità Hana e l’adolescente Miyuki scappata di casa a seguito di una furibonda lite con il padre, mentre rovistano nella spazzatura trovano una bambina abbandonata. Hana crede che le sue continue preghiere siano state esaudite e si appropria della bambina battezzandola Kiyoko ma ben presto deve cedere alle pressioni di Gin e Miyuki che, aiutati dal ritrovamento di un biglietto da visita, convincono il ritroso travestito a mettersi alla ricerca dei genitori della neonata. Nel corso del loro turbolento e tragicomico viaggio, i tre improvvisati detective si trovano a confrontarsi con le loro storie personali dando così ad ognuno la possibilità di sublimare la propria condizione. Il continuo intrecciarsi della linea narrativa principale con le vicende personali dei protagonisti, il montaggio serrato, la cura minuziosa per il dettaglio e la musica originale e innovativa di Keiichi Suzuki donano al film un ritmo crescente che trova nel finale il suo pieno completamento. Il versante emotivo/passionale dei personaggi si trova così in perfetto equilibrio con la dimensione ironico/grottesca permettendo a Kon di regalare agli spettatori un film di irresistibile dinamismo permeato di magia.




Note e curiosità: questo è il terzo film di Kon, ormai considerato uno dei maestri dell’animazione giapponese. Si fa notare come scenografo e artista del layout in Patlabor 2 di Oshii Mamoru e in “Memories” di Katsuhiro Otomo, per il quale realizza le animazioni dell’episodio “Magnetic Rose”. La Madhouse, una delle più importanti case di produzione di animazione giapponese, gli affida la regia di Perfect Blue (1997) e di Millennium Actress (2001), le cui locandine si vedono in uno spezzone all’inizio del film. Perfect Blue, un giallo in molti punti alla Dario Argento anni 70, pensato inizialmente per l’home video come OAV, é stato realizzato come film per le sale cinematografiche e lanciato sul mercato internazionale, ma da noi distribuito solo in videocassetta. Tokyo Godfathers è poesia ricca di suspense che arriva diretta al cuore senza lasciarsi mai permeare da un sentimentalismo di facciata.

(recensione tratta da: cinema4stelle.it)



lunedì 8 dicembre 2014

DOMENICA 14 DICEMBRE - ANDRO' COME UN CAVALLO PAZZO - di Fernando Arrabal @ Muscle Sound



Film insoliti, sotterranei, espliciti, diretti, dimenticati, sotto il segno di AT THE MOVIES

Domenica 14 Dicembre @ Muscle Sound

Ore 18:30 Aperitivo
Ore 20:00 Inizio Proiezione


ANDRO' COME UN CAVALLO PAZZO
(
J'irai comme un cheval fou)
di Fernando Arrabal


Edizione in lingua originale con sottotitoli





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AT THE MOVIES
@ Muscle Sound, - Via Roma 60, Senna Coamsco (Co) - 
(Il posto si trova al primo piano, sopra gli uffici della GLS)
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Ingresso gratuito con tessera Muscle Sound obbligatoria (a soli 5€, valida per un anno)

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ANDRO' COME UN CAVALLO PAZZO
(Fr-1973)
Regia: Fernando Arrabal
Sceneggiatura: Fernando Arrabal
Interpreti: Emmanuelle Riva, George Shannon, HachemiMarzouk, Marco Perrin

, 

"Il Panico non è un movimento, non è una filosofia, non è un'estetica, non è una definizione, non è un manifesto, non è un'arte, non è scienza, non è questo e non è nemmeno quest'altro."
(Fernando Arrabal)

Fernando Arrabal è una delle figure più controverse e geniali del secolo passato, ha ottenuto vari plausi internazionali in tutto il mondo con le sue opere in campo letterario, cinematografico e teatrale.
Famoso soprattutto per aver fondato assieme ad Alejandro Jodorowsky e Roland Topor il cosiddetto 'teatro panico', un teatro in cui il sogno e la dimenticanza formano l'intessitura della narrazione, Arrabal è invece poco ricordato in campo cinematografico, dove tra il 1970 e il 1975 sfornò ben tre film di livello eccellente (ricevendo soltanto un premio Pasolini), ovvero "Viva La Muerte" (1970), "J'irai comme un cheval fou" (1972) e "Guernica" (1975).
Ed è proprio nel 1972 che lo spagnolo tirò fuori dal cilindro il suo capolavoro assoluto.

Un Arrabal sfacciatamente autobiografico, in "Viva La Muerte", ci aveva raccontato il rapporto edipico tra Fando e sua madre, autoritaria e religiosamente bigotta. "J'irai comme un cheval fou" ricomincia proprio da qui.

Nei titoli di testa l'incubo di Fussli: in un interno borghese un demone scimmiesco si siede in maniera decisa sul corpo di una giovane donna riversa sul letto, quasi da soffocarle il respiro. La citazione del poeta svizzero ci immerge immediatamente in un clima di surrealismo didascalico e si percepisce subito un disagio derivante dal legame uomo-natura. 
Aden (questo il nuovo nome utilizzato dal protagonista) è cresciuto, ha ucciso la madre, le ha rubato tutto ed è in fuga verso il deserto dilaniato dai sensi di colpa. Il loro rapporto di amore ed odio lo ha sconquassato e attraverso dolorosi flashback ne veniamo a conoscenza.
Egli pensa e ripensa alla sua lacerazione infantile, agli orgasmi della sua generatrice con uomini orrendi e si masturba, si rivede bambino in una rastrelleria con una corona di spine in testa, rimembra le sue crisi epilettiche e le punizioni corporali subite.
Giunge nel deserto, luogo mistico di ascesi e di visioni, corroso dalla ricerca di una risposta sulle motivazioni del suo gesto atavico, ancestrale e supremo e qui viene a conoscenza di Marvel, una sorta di suo alterego pre-civilizzato. Questi è un nano (figura ricorrente anche nella filmografia dell'amico Alejandro Jodorowski) immortale e con poteri soprannaturali.

La chiave del film è rappresentata proprio da Marvel, personaggio funzionale alla riflessione sulla follia del mondo moderno consumistico di cui il regista spagnolo riprende i rituali, le ossessioni, le fobie, gli assilli e li delinea come tali.
Il freak rappresenta l'aldilà del bene e del male Nietzschiano: Adel inizialmente è intimorito, poi però, affascinato dal suo nuovo amico, decide di portarlo con sé nella civiltà, con l'obiettivo di renderlo ricco e felice.

I due si differenziano nel modo in cui si approcciano al mondo: il primo trascendendolo, tramite le sensazioni e l'intuito, il secondo attraverso la razionalità e la dialettica. 
Marvel simboleggia il sè profondo, ed ecco che in lui si dissolvono i concetti dualistici maschile/femminile, gioventù/vecchiaia, finito/infinito, perituro/eterno, bellezza/bruttezza, inferno/paradiso, bene/male. Egli è l'emanazione pura della coscienza cosmica, dove il vero sè è un tutt'uno con l'Io dell'universo.
Aden invece rappresenta la mente. L'intelletto però può fare soltanto domande ma non rispondere; può credere ma non percepire; può forumlare ipotesi ma non conoscere. 
Il suo ego non fa che ingannarlo continuamente, insegnandogli ad essere in mille modi che non sono autentici ed impedendogli di vivere usando l'organismo in tutta la sua estensione.
Marvel diverrà così, giorno dopo giorno, il modello spirituale da seguire e i due rafforzeranno il loro legame di amicizia girovagando per le città.

Il regista ci racconta una storia in cui famiglia, religione, erotismo, incesto, omosessualità e patria vengono trattati in maniera tragicomica, così come l'epoca moderna impone.
Come spesso accade nelle opere di Arrabal, la memoria è vista come fondamento imprescindibile su cui formare il testo e la rappresentazione, la sua chiara ispirazione autobiografica prende così la forma di un racconto estremamente filtrato dal soggetto. 

" J'irai comme un cheval fou" è un un film fortemente iconoclasta, il teatro panico viene trasferito sul grande schermo per omaggiare il caos, per testimoniare la distanza abissale dal sè profondo dell'uomo contemporaneo e la sua impossibilità nel liberarsi del karma del proprio albero genealogico.

Ciò che ci viene raccontato è inimmaginabile, onirico e eccedente di metafore: Arrabal trascende la modernità rappresentando la grande nevrosi moderna attraverso la fantasia di deliri surrealisti, il tutto condito da uno humour Jarryano di fondo.


                      

mercoledì 26 novembre 2014

DOMENICA 7 DICEMBRE - IL PASTO NUDO di David Cronenberg @ Muscle Sound



Film insoliti, sotterranei, espliciti, diretti, dimenticati, sotto il segno di AT THE MOVIES

Domenica 7 Dicembre @ Muscle Sound

Ore 18:30 Aperitivo
Ore 20:00 Inizio Proiezione


IL PASTO NUDO
(The Naked lunch)
di 
David Cronenberg
(Can-GB-Jap/1991/col/115')
Edizione in lingua originale con sottotitoli




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IL PASTO NUDO
(Can-GB-Jap/1991)
Regia: David Cronenberg
Sceneggiatura: William S. Burroughs, David Cronenberg
Interpreti: Peter Weller, Judy Davis, Ian Holm, Julian Sands, Roy Scheider, Monique Mercure, Nicholas Campbell, Michael Zelniker
Colonna Sonora: Howard Shore, Ornette Coleman


In preda a allucinazioni (macchine per scrivere come schifosi coleotteri pantografati; striscianti ibridati esseri sessuati; alieni dell'Interzona che secernono droga lattiginosa dai peni), un aspirante scrittore (P. Weller), che fa il derattizzatore a New York, uccide la moglie drogata (J. Davis) per sbaglio, si rifugia a Tangeri dove s'immagina coinvolto in complotti architettati da mostruosi alieni. Liberamente ispirato dal primo, infilmabile (e per molti illeggibile) romanzo (1959) di William Burroughs (1914-97) con spunti presi da altri racconti e innesti biografici dello stesso scrittore, è un film sul mestiere (pericoloso) dello scrivere, sul nesso tra scrittura e delitto, sulla paura della donna castratrice e l'omosessualità, sul viaggio nei meandri mentali sotto l'influsso della droga. D. Cronenberg ha messo in immagini il mondo delirante di Burroughs con una rappresentazione dov'è caduta ogni barriera tra finzione e realtà, mescolando, sul filo di una livida ironia, fantascienza, romanzo gotico, racconto di spionaggio, parabola grottesca, satira politica.






martedì 18 novembre 2014

DOMENICA 30 NOVEMBRE - L'IGNOTO SPAZIO PROFONDO di Werner Herzog @ Muscle Sound



Film insoliti, sotterranei, espliciti, diretti, dimenticati, sotto il segno di AT THE MOVIES

Domenica 30 Novembre @ Muscle Sound

Ore 18:30 Aperitivo
Ore 20:00 Inizio Proiezione


L'IGNOTO SPAZIO PRFONDO
(The Wild Blue Yonder)
di 
Werner Herzog
(Fra-Uk-Ger/2005/col/81')
Edizione in lingua originale con sottotitoli





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AT THE MOVIES
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L'IGNOTO SPAZIO PROFONDO
(Fra-UK-Ger/2005)
Regia: Werner Herzog
Sceneggiatura: Werner Herzog
Interpreti: Brad Dourif, Ellen Baker, Franklin Chang-Diaz, Shannon Lucid, Michael Mcculley, Donald Williams
Colonna Sonora: Ernst Reijseger, Mola Sylla, Concordu e Tenore de Orosei


Attraverso le parole di un alieno seguiamo un'ipotesi: cosa succederebbe se, all'improvviso, una navetta spaziale in orbita attorno alla terra non potesse più fare ritorno alla base perché le condizioni di vita sul nostro pianeta sono diventate impossibili? Per gli astronauti l'unica possibilità di scampo sarebbe quella di trovare un altro luogo dove stabilirsi. Ma inviando sulla superficie di un altro pianeta la sonda Galileo, i dati che questa riporta non sono rassicuranti: la loro, quindi, sembrerebbe destinata ad essere una missione suicida. Questa ipotesi sconfortante viene illustrata dalle parole di un alieno reduce dalla missone fallimentare di integrare la propria comunità con quella già esistente sulla terra. Gli extraterrestri vengono da The Wild Blue Yonder, un pianeta composto di elio allo stato liquido e immerso in un'atmosfera completamente ghiacciata.




Il film è un esperimento: racconta una storia di fantascienza ma è girato come se fosse un documentario, usando in gran parte immagini di repertorio. Herzog aveva già tentato qualcosa di simile in passato ed ha infatti affermato che considera L'ignoto spazio profondo come la chiusura di una trilogia iniziata con Fata Morgana (1970) e proseguita con Apocalisse nel deserto (1992). Ha poi precisato: «Non si tratta di una vera e propria trilogia, ma si possono individuare dei collegamenti tra i tre film. ( ... ) Diciamo che ciò che accomuna i tre film sono il totale disprezzo delle regole di regia, la sensazione di irrevocabilità del giorno del giudizio, il linguaggio visivo, la gestione del testo. Un insieme di elementi permeati dallo stesso spirito».


Brad Dourif, caratterista in parecchi film di fantascienza e dell'orrore, è l'unico vero attore del cast; interpreta un extraterrestre (del tutto simile agli umani) arrivato sulla Terra dal pianeta d'acqua Wild Blue Yonder che racconta, in un lungo monologo, la storia del film. Al racconto si alternano interviste a scienziati e filmati di repertorio, di tipo documentaristico, ai quali però viene attribuito un significato diverso da quello originale. Ad esempio: alcune riprese subacquee realizzate sotto i ghiacci del Polo Sud vengono presentate come se mostrassero l'atmosfera liquida del pianeta alieno. Si crea così un miscuglio tra realtà e invenzione.


I filmati ambientati nello spazio sono stati registrati durante la missione dello Space Shuttle STS-34 del 1989, che aveva il compito di lanciare la sonda Galileo. Herzog ha trovato questi filmati nell'archivio della NASA a Pasadena, in California, ed è rimasto colpito dalla bellezza delle immagini. Ha affermato: «C'è qualcosa di straordinario in alcune agenzie governative come la NASA. Hanno un insito senso di poesia, nessuno ci crederebbe, ma è così. E la gentilezza e il supporto che hanno dato al mio progetto erano totalmente inaspettati e senza precedenti».


I filmati girati in antartide invece sono stati realizzati da Henry Kaiser sull'isola di Ross, nei pressi della Stazione McMurdo. Queste immagini hanno affascinato Herzog a tal punto che egli ha poi deciso di recarsi personalmente in antartide per realizzare delle riprese di persona, viaggio da cui è poi nato il documentario Encounters at the End of the World (2007). Per molto tempo a chi gli chiedeva dove fossero state girate queste immagini ha risposto «sulla galassia di Andromeda».


martedì 11 novembre 2014

DOMENICA 23 NOVEMBRE - LA CAGNA di Marco Ferreri @ Muscle Sound



Film insoliti, sotterranei, espliciti, diretti, dimenticati, sotto il segno di AT THE MOVIES

Domenica 23 Novembre @ Muscle Sound

Ore 18:30 Aperitivo
Ore 20:00 Inizio Proiezione


LA CAGNA
di Marco Ferreri

(Ita/1972/col/100')



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LA CAGNA
(Ita/1972)
Regia: Marco Ferreri
Sceneggiatura: Ennio Flaiano, Marco Ferreri, Jean-Claude Carrière
Interpreti: Marcello Mastroianni, Catherine Deneuve, Michel Piccoli
Colonna Sonora: Philippe Sarde


Film estremo di quegli anni estremi che furono i primissimi Settanta.
Oggi La cagna non lo farebbe, non lo penserebbe nessuno, semplicemente è qualcosa che si situa al di fuori degli orizzonti attuali, e un regista come Marco Ferreri non avrebbe cittadinanza. Quando girò La cagna (1972), tratto da un racconto di Ennio Flaiano, Ferreri veniva da Dillinger è morto, forse il suo capolavoro vero, e aveva messo a punto e già perfezionato un cinema solo suo di fortissima carica derisoria, anarcoide, destrutturante, con parecchie deviazioni nel grottesco e nel surreale e però altamente stylish nella messinscena. Un Buñuel all’italiana, (...) più feroce, anche più greve nonostante la confezione sempre impeccabile. Qui può contare addirittura sulla coppia (tale in quel momento anche nella vita) Marcello Mastroianni-Catherine Deneuve, che non esita un attimo a mettersi al servizio del suo cinema radicale. 




Lui è Giorgio, un artistoide che vive solitario su un’isola della Corsica scabra, lunare, flagellata da vento e onde. Per caso sbarca lì una borghese di nome Liza, finiscono naturalmente col fare l’amore. Ma lei è gelosa delle eccessive attenzione che Giorgio ha per il suo cane Melampo, così uccide l’animale per poterne prendere il posto e diventare finalmente l’unico oggetto di devozione da parte dell’amato. Solo che dovrà comportarsi come una cagna, ridursi a bestia, soggiacere agli ordine del padrone, leccarlo e blandirlo come un cane. Ecco, ve la immaginare oggi una storia così in un film di massa? Dico, una storia di puro sadomasochismo. Eppure allora era consentito, e a interpretarla c’erano anche due divi massimi impegnati in un ménage molto disturbante anche per i canoni alquanto rilasciati del tempo.

(Recensione tratta da nuovocinemalocatelli.com)




DOMENICA 16 NOVEMBRE - IL BOSS di Fernando Di Leo @ Muscle Sound



Film insoliti, sotterranei, espliciti, diretti, dimenticati, sotto il segno di AT THE MOVIES

Domenica 16 Novembre @ Muscle Sound

Ore 18:30 Aperitivo
Ore 20:00 Inizio Proiezione


IL BOSS
di Fernando Di Leo

(Ita/1973/col/105')




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IL BOSS
(Ita/1973)
Regia: Fernando Di Leo
Sceneggiatura: Fernando Di Leo, dal libro: “Il mafioso” di Peter McCurtin
Interpreti: Henry Silva, Richard Conte, Gianni Garko, Edmund Purdom, Antonia Santilli
Colonna Sonora: Luis Enriquez Bacalov


Terzo e ultimo capitolo della cosiddetta trilogia del “milieu” di Fernando Di Leo (dopo “Milano calibro 9″ e “La mala ordina”), è indubbiamente il più cinico e nichilista del lotto. Stavolta l’azione si sposta da Milano a Palermo e si raccontano le prodi gesta di un sicario che riesce, delitto dopo delitto, a scalare sempre più posizioni all’interno di Cosa nostra. Il film ebbe problemi con la censura dell’epoca in quanto l’allora ministro democristiano Giovanni Gioia sporse denuncia nei confronti del regista per l’utilizzo del suo nome (insieme a quelli di Tommaso Buscetta e Salvo Lima) in una sequenza in cui vengono riconosciute all’obitorio le salme di alcuni mafiosi trucidati; la denuncia fu poi ritirata. Il film si caratterizza per una violenza ancora più marcata rispetto ai primi due capitoli (il che è tutto dire) e per una serie di colpi di scena che, nella seconda parte, si susseguono a ripetizione tenendo letteralmente incollato lo spettatore alla sedia.




Come al solito i dialoghi meravigliosi e la caratterizzazione dei personaggi sono il punto forte del film (come tutti i noir di Di Leo); Henry Silva è assolutamente perfetto nei panni del killer spietato dalla faccia di marmo ma sono da rimarcare anche le ottime prove di Gianni Garko nei panni del corrotto commissario Torri che passa informazioni alla mafia, di Pier Paolo Capponi spietato sgherro calabrese, di Vittorio Caprioli questore napoletano dalla battuta facile e della fantastica Antonia Santilli nei panni della viziata studentessa figlia di mafiosi: dapprima fuma, beve e cede con nochalance alle attenzioni poco gentili dei suoi rapitori e poi seduce lo spietato killer “Turiddu” Lanzetta in un momento epico… Al solito bellissime le musiche di Bacalov… Capolavoro.

(Recensione tratta da ilmiovizioeunastanzachiusa.wordpress.com)