domenica 3 novembre 2013

DOMENICA 3 NOVEMBRE - LA RIVINCITA DEI FRUSTRATI: Visitor Q (Jap/2001) / ZEBRAMAN (Jap/2004)

MANUAL DRILL
presenta

Film insoliti, sotterranei, espliciti, diretti, dimenticati, sotto il segno di AT THE MOVIES

Domenica 3 Novembre @ Muscle Sound

LA RIVINCITA DEI FRUSTRATI
Il disagio sociale sotto l’occhio c(l)inico di Takashi Miike


Ore 18:00
VISITOR Q (Bijita Kyu) di Takashi Miike 

(Jap/2001/col/84 min)
Edizione in lingua originale con sottotitoli



Ore 20:45
ZEBRAMAN (Zeburaman) di Takashi Miike 

(Jap/2004/col/115 min)
Edizione in lingua originale con sottotitoli


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AT THE MOVIES
@ Muscle Sound, - Via Roma 60, Senna Coamsco (Co) - 
(Il posto si trova al primo piano, sopra gli uffici della GLS)

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Ingresso gratuito con tessera Muscle Sound obbligatoria (a soli 5€, valida per un anno)
E visto che non ci facciamo mancare niente, birre artigianali a go-go.
Per chi vuol fermarsi a vedere entrambe i film, ci sarà la possibilità di ordinare buon cibo a prezzi modici.

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QUI trovate la programmazione dei film previsti per il mese di Novembre

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VISITOR Q (Bijita Kyu)
(Jap/2001/col/84 min)
Edizione in lingua originale con sottotitoli
Regia: Takashi Miike 
Con: Ken'ichi Endô, Shungiku Uchida, Kazushi Watanabe, Jun Mutô, Fujiko Shôko Nakahara, Ikko Suzuki


Visitor Q, datato 2001, è un film che potremmo definire, per usare un eufemismo, atipico. E' più che altro un grande quadro, in cui si mescolano diversi elementi in una logica distorta e malata. E' il ritratto di una famiglia in cui il padre è un reporter fallito che per realizzare i suoi servizi riprende di nascosto il figlio mentre subisce le angherie dei compagni di scuola; quest'ultimo è un bambino molto complesso, che si prende le sue personali soddisfazioni picchiando ogni sera la madre con uno dei battipanni a scelta tra i molti della sua collezione che tiene dentro l'armadio. La donna, del resto, si prostituisce e fa uso regolare di eroina. E' insomma una visione generale di completo sbandamento, in cui si inserisce un misterioso personaggio (il visitatore "Q" del titolo, che si diverte a prendere a pietrate in testa la gente). In ciò è sicuramente ravvisabile una netta somiglianza con Teorema di Pier Paolo Pasolini, anche se in quel caso si parte da presupposti di situazione decisamente diversi. Questo visitatore rappresenta l'elemento che scatenerà ancora di più il caos all'interno del gruppo-famiglia, portando come è naturale a conseguenze impreviste. Girato con un budget molto ridotto e in poco più di una settimana, utilizzando peraltro tecnologie digitali, riunisce in sé molti dei temi cari alla poetica filmica di Miike. Nel corso del film assistiamo a una lunga carrellata fatta di incesti, violenze fisiche e soprattutto psicologiche, situazioni al limite del trash, il tutto trattato con toni surreali, da commedia infarcita di anticonformismo registico, quando Miike decide per l'appunto di girare in questa maniera così particolare, addirittura integrando nel corpo del film pezzi girati con camere digitali dagli stessi protagonisti; ciò conferisce alla pellicola un aspetto "spezzettato" e insolito, eppure omogeneo nello svolgimento e coerente nel raccontare qualcosa di così follemente disordinato.


ZEBRAMAN (Zeburaman)
(Jap/2004/col/115 min)
Edizione in lingua originale con sottotitoli
Regia di: Takashi Miike
Con: Shô Aikawa, Kyoka Suzuki, Atsuro Watabe, Yui Ichikawa, Koen Kondo 



Shin'ichi Ichikawa (Shô Aikawa) è uno sventurato maestro di scuola elementare, deriso dai suoi alunni e disprezzato dalla sua famiglia, con una grande passione segreta per il personaggio di Zebraman, coltivata sin da ragazzino quando ammirava in tv le gesta dell’eroe mascherato. Sembra solo un hobby per adulti psicopatici annoiati, ma quando un giorno a scuola arriva un nuovo ragazzino con lo stesso interesse bianconero striato, l’insegnante prende coraggio e decide di rispolverare il costume da combattimento in disuso. Grazie a uno spassosissimo “sensore” crestato sarà in grado di rilevare i pericoli in città e intervenire prontamente per sventare le malefatte di misteriosi criminali contraddistinti da occhi verdi fluorescenti. Sembra un’operazione di routine per il nostro supereroe, ma sullo sfondo c’è una trama ben più complessa e intricata, orchestrata niente meno che da alieni che intendono impadronirsi della città e della Terra. “Zebraman” – presentata alla 67esima Mostra del Cinema di Venezia ma realizzato sei anni prima nel 2004 – è una pellicola dall’involucro indubbiamente demenziale, ma che contiene sotto pelle un esempio di cinema moderno e positivamente informale, laddove l’elementare e ingenuo appiglio narrativo risulta solo un espediente per dare sfogo alla zampillante e farsesca inventiva miikiana. Sotto le sembianze di un plot di genere, Miike continua a (far) parlare un linguaggio politico alla middle class nipponica, di ribellione allo status quo e riscoperta dell'umano. Ma su tutto conferma la sua bulimia, il vomitare continuo di immagini che provengono e vanno ovunque, dalla televisione come dal cinema, di genere o classico.

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